ARTIST STATEMENT
Dipingo per esplorare. Il mio lavoro nasce da un impulso interiore che nel tempo si è trasformato in ricerca: un’indagine sulla mascolinità, sulla sua memoria antica, sulla sua appartenenza a un ordine più vasto, che precede le definizioni e le categorie.
Fin da bambino ho popolato il mio immaginario di figure mitiche: satiri, fauni, uomini possenti e nudi, immersi in una dimensione arcaica, selvatica, in cui il corpo umano era ancora simbolo e presenza, non rappresentazione. Questo universo ha continuato a vivere in me come un’eco da inseguire, un richiamo che mi spinge a dipingere non per idealizzare, ma per riconoscere.
I corpi che ritraggo sono concreti, vivi, reali. Testimoniano un’umanità non filtrata, dove la pelle è terra e la carne è tempo. Non offrono risposte, ma incarnano una domanda: cosa resta dell’uomo, quando si spoglia dalle sovrastrutture del suo tempo? Cosa rimane quando non deve più dimostrare, compiacere, competere?
Nel mio lavoro convivono l’eco del surrealismo e il fremito dell’espressionismo, ma soprattutto vibra una tensione naturale, quasi pre-umana. Il corpo diventa paesaggio, simbolo, fossile ancora vivo.
Credo in una visione dell’identità che non si fonda sul possesso o sulla norma, ma sull’ascolto e sulla relazione. Promuovo la parità dei generi come condizione essenziale di ogni autentica espressione umana, e accolgo la diversità sessuale come parte integrante di un cammino di consapevolezza. L’eros, nei miei dipinti, non è provocazione ma verità: è una forza che unisce, attraversa, rivela.
Nel corpo maschile che dipingo risiede una sacralità dimenticata: non un potere da esercitare, ma una presenza da abitare. In quella presenza, che spesso si fa scomoda o vulnerabile, intravedo la possibilità di una riconciliazione: tra ciò che siamo stati e ciò che possiamo diventare, tra il nostro desiderio e la nostra libertà.
Attraverso ogni opera cerco la radice. Quella che abbiamo nascosto sotto la superficie liscia delle nostre illusioni.
